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A Libertarian Blog
Un po' di spiacevole aritmetica infortunistica
post pubblicato in Diario, il 1 maggio 2008


Da qualche anno pare che lavorare sia diventata un'attività pericolosissima, e che ogni giorno se non ci scappa il morto sembra come se mancasse qualcosa. I tg e i giornali, molto semplicemente, raccontano storie che prima scartavano come irrilevanti. Secondo i dati dell' Eurispes gli incidenti mortali sul lavoro, tra il 2003 e il 2007, sono stati 5.252, ovvero una media di 1.313 all'anno, ovvero ancora una media di 3,6 morti al giorno. Non è poco, di certo, e non è un numero che possa indurre allegria in nessuno. Prima non se ne parlava, ora sì. Ma da questo segue per caso che i luoghi di lavoro stiano diventando sempre più pericolosi a causa dell'avidità di qualche capitalista con sigaro, cilindro e frac? Oppure ancora, i dati indicano che i luoghi di lavoro siano più pericolosi di altri luoghi? Nulla di tutto questo. I dati indicano esattamente il contrario. L'ottimo Andrea Moro, sull'ottimo NoiseFromAmerika, riferisce che il dato del 2004, ultimo anno disponibile, corrisponde a 994 morti, un numero di gran lunga inferiore ai 1325 del 1994, considerando anche il fatto che l'occupazione è aumentata di circa il 10 per cento. Quindi, se una tendenza c'è, è sicuramente verso un livello di sicurezza più elevato sui luoghi di lavoro. Va bene, ma comunque i luoghi di lavoro sono di per sé pericolosi? Neanche questo è vero, perché le abitazioni domestiche lo sono molto di più. I dati ISTAT indicano che, nel solo 2001, 4.500 persone hanno perso la vita in incidenti domestici, con una media quindi di 12,3 persone al giorno. Quindi la l'abitazione domestica è 12,3 / 3,6 = 3,4 volte più pericolosa del luogo di lavoro. Ok, ma a lavoro si trascorre mediamente un terzo della giornata. Questo vuol dire che un'ora in casa muoiono 12,3 / 16 = 0,77 persone, mentre in un'ora di lavoro muoiono mediamente 3,6 / 8 = 0,45 lavoratori. Insomma, per vivere più sicuri, è conveniente andarsene a lavorare. I calcoli, ovviamente, si potrebbero migliorare notando che in Italia si lavora una media di 1672 ore all'anno (lavoratori full-time), considerando la distribuzione dei lavori tra varie tipologie (part-time, full-time, autonomo) e tenendo conto del fatto che gli individui trascorrono tempo anche recandosi nei luoghi di lavoro e in altri luoghi. Se qualcuno è al corrente di tali stime, gli sarei grato se me le indicasse. Ad ogni modo, la semplice aritmetica proposta mostra suggerisce un'altra semplice implicazione, che disturberà chi non ama l'analisi economica: se gli individui possono decidere in casa propria, liberamente, il livello ottimale di rischio, allora si può assumere che sia pari proprio a 0,45, mentre quello sul luogo di lavoro è indotto dalla legislazione ed è inferiore. Siccome la riduzione del rischio è costosa, anche in termini di mancata occupazione e di maggiori prezzi dei prodotti finali, il livello di rischio prodotto sui luoghi di lavori è troppo basso. Paradossalmente - ma forse poi neanche tanto - una politica che innalzasse i rischi per i lavoratori sarebbe socialmente ottimale. Da neoaustriaco non propongo alcuna politica, ma mi accontenterei di aver insinuato l'idea che il mantra sindacale della sicurezza sui luoghi di lavoro andrebbe chiarito e precisato.

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