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A Libertarian Blog
Sullo status dei parlamentari
post pubblicato in Freedom Now!, il 24 gennaio 2008


Reader, suppose you were an idiot. And suppose you were a member of Congress. But I repeat myself.

– M.Twain



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permalink | inviato da Mises il 24/1/2008 alle 16:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
La politica...
post pubblicato in Freedom Now!, il 14 settembre 2005


Elections are a kind of future market in stolen property.
- H. L. Mencken



permalink | inviato da il 14/9/2005 alle 9:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Non chiedere che cosa lo Stato può fare per te, chiedi cosa ti sta facendo
post pubblicato in Freedom Now!, il 12 settembre 2005


Un corpo contundente della Modernità. Una fredda interruzione alla vivacità molteplice della libertà. È quella voglia di Stato, con la maiuscola, come ritorno incombente della statolatria, adorazione e sottomissione a un principio burocratico e formalistico, quasi si trattasse di una manna supplice o della sinecura garantita al "non lavoro" e al "non pensiero". Tale glacialità non può accontentare, tantomeno può sperare di farla franca all'occhio critico e incalzante del pensiero libertario. «Libertà, vo cercando», allora, al centro esatto dell'unicità dell'individuo e dell'anarchia, non conforme alla Modernità istituzionalizzata e statuale.
C'è che si legge con piacere e curiosità il saggio, composto e breve, Dove va il pensiero libertario? a cura di Riccardo Paradisi, (Edizioni Settimo Sigillo, Roma 2004, pp.80, €10,00).
Si tratta del resto di un agile libro-intervista e l'interlocutore di Paradisi è Carlo Lottieri, filosofo del diritto e direttore boudoniano del dipartimento di Teoria politica dell'Istituto Bruno Leoni. Il più autorevole, cioè, e maturo pensatore libertario italiano, vale a dire non certo solo un mero epigono dei pensatori libertarian statunitensi. Il volume è una presa diretta sul cambiamento di paradigma, su sintesi diverse: dalla geopolitica alle ragioni della sicurezza, dal welfare pletorico alla difesa di McDonald's e della pizza margherita, che, a poco prezzo, consentono di mettere assieme il pranzo con la cena.
Essere libertari è cercare la libertà individuale, facendo di essa il perno esistenziale e il principio di vita della stessa organizzazione sociale. Una scommessa felice quella di Paradisi e di Lottieri, dove l'uno raffinato interprete di George I. Gurdjieff e Carlos Castaneda (il primo), e l'altro (il secondo) sulle tracce intense di Murray N. Rothbard -il maggiore discepolo di Ludwig von Mises, forse addirittura l’ecce homo del Libertarianism d'Oltreoceano -vanno oltre i consueti bla-bla programmatici, e al di là delle piattaforme e delle rivendicazioni movimentiste di una prospettiva coercitiva del potere.
Tutto per farla finita con il cupo pessimismo e con la truce faccia hobbesiana, rivendicando invece il buontempo della scelta plausibile e mitigata del diritto naturale e della non compromissione con alcun luogo comune. Come se, per esempio, il libertarismo fosse appannaggio del mondo a stelle-e-strisce, cioè un surrogato dell'ideologia nordamericana. Mica è la CocaCola o la Quinta Strada; piuttosto, evidenzia una ristrettezza politico-istituzionale, proponendo situazioni inedite, tali da evitare il sovra-dimensionato e onnipresente controllo, se non proprio addirittura l'invadenza, delle regole statali. Per Lottieri, infatti, «l'individualismo libertario muove dal rispetto del singolo: della sua incolumità e di ciò di cui egli dispone legittimamente». Dando vita a una comunità autonoma e consapevole della singola adesione, e della piena e massiccia concorrenza. Quella congerie di normative anti-trust, di monopoli pubblici che rendono artificiale l'impianto naturale della proprietà privata e dello scambio.
Una stramba e ricca fenomenologia un po' "de sinistra", come direbbe Giuliano Ferrara, e con modulazioni di puro conservatorismo, giacché « i libertari sono conservatori culturali e pure cristiani praticanti e lontanissimi da ogni prospettiva progressista, oltre che da ogni "stile controculturale"». Bei tipi. Antistatalisti e antignostici, amanti del Medioevo e della diffusività del potere, dell'unicità e dell'indipendenza, del non conformismo e della vitalità individuale, nonché della rivoluzione culturale che si cela dietro ogni effervescenza personale.
La verità vera è «che nelle nostre azioni quotidiane, insomma, siamo molto più libertari di quanto non crediamo di essere». Di più, «ignoriamo del tutto lo Stato».
Lo spazio di "quelli più buoni", come cantava il Presidente della Repubblica dei libertari Giorgio Gaber, nel timore che l'eurocrazia costruisca una società "a punti", impacciata da codici e codicilli. All'opposto, andrebbe coltivata la vita activa: quel fare, compiere e lavorare che Hannah Arendt considerava la qualità dello stare assieme delle cose e delle persone, del pensiero e della prassi. Non a caso, il pensiero libertario ha come scopo fondamentale recuperare un liberalismo coerente, rigoroso, aggressivo e nemico della coercizione invasiva, fidando nel mercato e nella libera concorrenza. La libertà individuale come bene politico supremo.
Per dire, con David Friedman, «Non chiedere che cosa lo Stato può fare per te, chiedi cosa ti sta facendo». Certo, il mercato e la concorrenza garante del consumatore, ma qui, scavalcando le onde dell'oceano, si paventa una sorta di amministrazione condominiale del pubblico consesso. La crescita spontanea della società, l'assenza di un ordine calato dall'alto ricordano e riportano a certe esperienze civili ed urbane che hanno contrassegnato il nostro patrimonio antropologico e sociale.
Non a caso, il populismo dei Cola di Rienzo, l'economia civile del Quattrocento italico e, soprattutto, l'anarchia medioevale e la liberalità dei comuni italiani favorirono il mercato e un ordine sociale maturo dei diritti, sancito da relazioni fondamentalmente private. Uno stile particolare per riconfermare ciò che scrisse Albert Camus: «La libertà non è nient'altro che la possibilità di migliorare».
- Ivo Germano (Il Domenicale)



permalink | inviato da il 12/9/2005 alle 11:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
WALTER BLOCK: Come si diventa libertari
post pubblicato in Freedom Now!, il 10 settembre 2005


Low Res Portrait

When I arrived at the luncheon, I found that the group was sitting in "pecking order": Ayn Rand at the head of the table, Nathaniel Branden and Leonard Peikoff, first along the two sides of the table, and the lesser lights ranged alongside. I was of course relegated to the foot of this august assembly, whereupon I turned to my neighbor, a neophyte as it turned out, and tried to argue the socialist side of a debate against capitalism. He replied that he really wasn’t very knowledgeable about this issue, but that the people located at the other end of the table certainly were. At this point I betook myself there, stuck my head between Ayn’s and Nathan’s, and announced that there was a socialist here who wanted to debate someone on economic issues pertaining to capitalism. (I was a bit of a chutzpanick in those days). They politely asked, Who was this socialist, and I replied that it was me.
Nathan very graciously offered to come to the other end of the table with me for this purpose, but he imposed two preconditions: first, I would be honor bound not to allow this conversation to lapse with this one meeting, but would continue with it until we had achieved a resolution: either he would convince me of the error of my ways, or I would convince him of his. Second, I would read two books he would later recommend to me (Atlas Shrugged by Ayn Rand and Economics in One Lesson by Henry Hazlitt). I agreed, and we spoke for an hour or so upon that occasion, followed up four or five times more for a similar duration at his apartment, where some of the other Randians took part, including Ayn, Leonard Piekoff, Barbara Branden and Alan Greenspan.
At the end of this process I was converted to libertarianism.



permalink | inviato da il 10/9/2005 alle 23:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Di statalismo si può morire...
post pubblicato in Freedom Now!, il 1 luglio 2005


Canada is the only industrialized country that prohibits citizens from privately contracting for medical care. In other words, no matter how much money you can afford to pay -- no matter how much you've saved, no matter how much you might be willing to pay for private insurance -- you're stuck in the public health care system waiting and waiting and waiting for care.



permalink | inviato da il 1/7/2005 alle 17:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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